| Introduzione |
“IN LOCO ALBANI”
Quando è nata Madonna di Campiglio? Difficile stabilirlo. Escludendo
i primitivi insediamenti mesolitici dell’area di Campo Carlo Magno,
il primo nucleo abitativo stabile è probabilmente quello del monastero-ospizio,
che tal Raimondo (probabilmente un laico) fondò sul finire del
XII secolo.
E’ Corrado da Beseno, vescovo di Trento dal 1188 al 1205, a fornire
le prime notizie attorno all’insediamento: esso – dice il
vescovo – nacque in località “Ambano” (primitivo
nome della conca campigliana), e fu fondato da Raimondo “…
in espiazione dei propri peccati, in onore della beata Maria, in aiuto
ai poveri e a difesa dei passanti”.
Il monastero non nacque quindi in un luogo deserto; anzi, esso fu fondato
sulla pubblica via (certo un sentiero), andando incontro alla necessità
di un riparo per quanti si trovavano a transitare di lì. Non solo:
subito dopo la fondazione, i monaci acquistarono in località Colarin
alcuni rustici forse usati dai contadini delle valli di Rendena e di Sole
durante la fienagione e l’alpeggio estivo.
Passo
Campo Carlo Magno: un nome, una leggenda.
Fin dalla notte dei tempi, la conca di Campiglio veniva percorsa da viandanti
e il vicino passo valicato durante le belle stagioni da viaggiatori di
passaggio.
Tra questi, una leggenda ancor oggi ben nota vuole che, nel 775 D.C.,
vi fosse nientemeno che Carlo Magno, il re francese figlio di Pipino il
Breve e nipote di Carlo Martello incoronato imperatore del Sacro Romano
Impero da papa Leone III.
Il documento più antico che riferisce della leggenda porta la data
del 1446, ed è una pergamena scritta dal notaio Graziadeo di Bolbeno
custodita oggi presso l’archivio parrocchiale di Pellizzano.
Dire oggi se il passaggio è storia o leggenda è ben arduo.
Vari storici di Brescia e Bergamo intorno al 166-1700 lo sostennero con
decisione; altri successivamente negarono la veridicità del fatto.
Verosimilmente le radici di tale voce vanno ricercate in notizie più
o meno assimilabili, che diedero la stura a successive rielaborazioni.
Nulla vieta che a passare per Campo Carlo Magno, se non lo stesso imperatore
in persona, fu almeno una parte delle sue truppe, poi identificate dalla
fantasia popolare nel nobile personaggio.
L’ufficializzazione del nome “passo Campo Carlo Magno”
fu sancita agli inizi del ‘900, attraverso una decisione dell’I.R.
Ministero del Commercio austriaco.
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