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Introduzione


MONASTERO-OSPIZIO
Scopo principale del monastero di Campiglio – simile come fenomeno ad altre coeve strutture, come quella di San Martino di Castrozza – era quello di dare ospitalità ai viandanti che affrontavano le oscure e disabitate selve ai piedi delle Dolomiti di Brenta per passare dalla val Rendena alla val di Sole, dalla pianura Padana a nord e viceversa.
A capo vi era un priore sacerdote (tra gli altri, il priore Lombardo nel 1234, Federico nel 1292, Bartolomeo nel 1315 …).
All’apice della sua parabola storica, attorno al 1450, arrivò a contare 20 monaci e 5 suore. Il monastero era ben conosciuto in regione e, grazie ai lasciti dei fedeli, raggiunse una notevole ricchezza. “No ghè mond, che la Madona de Campèi no gabia fond” recitava un antico adagio.
Come per tutte le cose umane, anche per il monastero-ospizio di Campiglio giunse a un certo punto la parola fine. Nel 1515 l’istituzione fu soppressa, e le due ultime suore rimaste, Simona e Antonia, consegnarono nel 1562 le chiavi al prete Alberti di Bocenago. Sui motivi di una simile decisione le voci – giunte fino ai giorni nostri – si sono moltiplicate. A un certo punto – sempre ci dicono le leggende popolari – i costumi nell’isolato casolare, soprattutto nei lunghi e freddi mesi invernali, si erano rilassati. Si parla di simonia, di compravendita di favori ecclesiastici, addirittura di veri e propri furti. Si dice che era diventato quasi più sicuro dormire al di fuori delle mura dell’ospizio che al suo interno.
Malelingue? Credulità popolare? O c’era un certo qual fondamento? I fatti storici ci parlano di un declino lento e gentile, simile a quello di altre istituzioni simili. Non solo: la gradualità nella chiusura dell’istituto fa pensare a motivazioni diverse, lontane da quelle riportate dal popolo.
Comunque sia, da allora per il monastero campigliano iniziò un lungo declino. Piano piano fu dimenticato, la lontana Trento non se ne curò più tanto che, nel corso del XVIII secolo, fu quasi del tutto abbandonato.
Nel 1836 Giacomo Righi, di Strembo, prese in affitto dal Capitolo della Cattedrale di Trento quanto rimasto dell’edificio e, dietro modico corrispettivo, si impegnò a risollevarne le sorti. Ne restaurò come possibile le mura, ne curò le stalle tenendo aperto – come da contratto con la Curia vescovile – per tutto l’anno un’osteria e, per i mesi estivi, la chiesa priorale. Quest'ultima fungeva, a quei tempi, da punto d’incontro tra le genti delle vallate limitrofe che durante i mesi estivi salivano sui monti attorno a Campiglio per la fienagione, il taglio del legname (a quei tempi funzionavano lungo il fiume Sarca fino a sette segherie) e l’alpeggio. Molto sentita, a metà agosto, la festa dedicata alla Madonna di Campiglio.

I. Dalle origini al monastero-ospizio.
II. Antica ospitalità medievale: splendore e declino del monastero alpino.
III. Dopo l’abbandono, la rinascita: Giovanni Battista Righi.
IV. Una strada per il resto del mondo: la costruzione della “strada vecchia”.
V. Campiglio asburgica: Franz Josef Oesterreicher.
VI. Storie di imperatori, regine, arciduchi e generali.
VII. Dopo la Grande Guerra, un nuovo fenomeno di massa: lo sci.
VIII. Le prime manifestazioni sportive.
IX. Anni’50: le grandi nevicate.
X. Il boom economico e lo sviluppo: problemi di crescita.
XI. Nuovo millennio: riqualificazione e recupero ambientale.
Link utili
Un luogo degno di un re
Nevicate, disgeli, fatti e personaggi