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I Nomi di Madonna di Campiglio

Nella toponomastica di un territorio è iscritto il suo DNA; nei nomi dei luoghi vi si può leggere la storia.E il Brenta, da questo punto di vista, è un luogo esemplare: tra le sue vette gli uomini si misurarono per decenni, in una contesa non sempre nobile e spensierata. La toponomastica delle sue cime fu oggetto di scontro, un secolo or sono, tra teste pensanti in lingua italiana e altre ragionanti in tedesco. Tutto questo oggi per fortuna è solo un ricordo, e al contempo un monito.

 

Madonna di Campiglio

Il nome della località, anzitutto. Inizialmente indicata come "Ambino" (1122) o "Ambano" (1188) - definizione indicante probabilmente dalla posizione e dalla funzione del posto di unione e congiunzione tra due diversi territori, le valli di Rendena e di Sole - ben presto fu conosciuta con il nome "Campiglio", derivante dal latino "campiculus", ovvero piccola pianura (don Cornelio Cristel, Campiglio attraverso i secoli). Votato fin dalla sua alba alla gloria della Vergine Maria, il monastero fu così noto in tutto il Trentino fin dal principio come "S. Maria dè Campèi" ovvero Madonna di Campiglio.

Nelle 11piazze e nelle strade del paese ci sono alcuni (non troppi in verità) accenni alla sua storia. Il principale è naturalmente quello della centrale piazza Righi, (vedi webcam) dedicata al fondatore della Campiglio moderna.
Accanto a questa c'è piazza Sissi, luogo dedicato nel 2009 alla più illustre ospite piazzasissidella località. In zona palù vi è una via dedicata al dottor Kuntze; Max Kuntze, medico originario della Sassonia, di stanza nella vicina Arco a cavallo tra il XIX e il XX secolo, aveva fondato a Campiglio quello che potremmo definire il primo garnì. "Villa Hedwig Alpenhaus". si chiamava; i suoi clienti pranzavano e cenavano al Des Alpes. Consigliere imperiale, botanico e scrittore, Kuntze fu inoltre autore di alcune guide turistiche della località (in tedesco). Un altro frequentatore di Campiglio erano il conte Spina, che ha una via nella parte sud del paese.
targaL'Oesterreicher, probabilmente il più grande imprenditore che Campiglio abbia avuto assieme al Righi, è invece oggi ricordato da una targa, sulla parete esterna del Salone Hofer. Un tempo a lui era dedicata una piccola piazzetta, posta sul retro del Grand Hotel Des Alpes e di fronte all'hotel Rainalter, che l'evoluzione degli edifici ha cancellato già attorno agli anni Trenta del secolo scorso.

Categoria a parte, quella dei sentieri. Nel circondario del paese vi è una fitta rete di stradine, mète privilegiate delle passeggiate estive e assai frequentate. Durante la belle epòque questi sentieri avevano nomi dal sapore teutonico ma gentile, dedicati com'erano a principesse, signorine, altolocati frequentatori del paese.
arcalbdisDopo la Grande Guerra tali denominazioni sono purtroppo cadute in disuso; alcune (poche) sono però rimaste fino ai giorni nostri. Tra il Palù e le cascate di Vallesinella vi è il sentiero dell'Arciduca; l'arciduca in questione è Alberto d'Austria, comandante in capo dell'esercito austroungarico, intimo amico dell'imperatore Francesco Giuseppe, che trascorse le sue ultime estati tra Arco e Campiglio. arcalbSul declivio del monte Spinale, in fianco al "sasso della Sissi", c'è ancora la piazzetta imperatrice, a lei dedicata. Tra Campo Carlo Magno e il lago Nambino un sentiero è ancora ricordato col nome del magnate tedesco (più ricco armatore del mondo prima della Grande Guerra) che lo volle realizzato per le sue passeggiate: la "Ballin weg". A sud del paese c'è il sentiero dei "siori", un tempo "faulenzer weg" (denominazione tedesca meno benevole) realizzato dall'Oesterreicher per suoi clienti Krupp e i Rotschild.

 

Dolomiti di Brenta

La storia dei nomi del Brenta, delle sue cime e dei suoi rifugi, meriterebbe una pubblicazione a parte. Per secoli questi sono stati incerti o sconosciuti; con la conquista delle Dolomiti, a partire dalla metà dell'Ottocento, essi sono diventati motivo di scontro tra filo-tedeschi e irredentisti. Le liti si moltiplicarono; le cime cambiarono nome dalla sera alla mattina.
marievalerieIn occasione del primo viaggio dell'imperatrice Elisabetta a Campiglio, la cima Grostè fu ribattezzata col nome della figlia che la accompagnava: Maria Valeria. Nel 1894, per la visita dell'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe, la seconda vetta più alta del Brenta (la cima Brenta) fu intitolata "Kaiser Franz Josef Spitze". Dall'altra parte non si dormiva certo: cima Roma e cima Sella pareggiavano i conti. Stesso andazzo per i rifugi: al Grostè, oggi mèta di tutti gli sciatori, vi è il rifugio Stoppani, dedicato all'abate Antonio Stoppani, eroe delle Cinque Giornate di Milano.
Solo alcuni esempi, questi, di una storia ricca e affascinante: la storia del Brenta, delle Dolomiti, dell'alpinismo, della montagna.

 

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