Giovanni Battista Righi, fondatore della Campiglio moderna
Con l’arrivo dei Righi, l’oblio dell’antica Campiglio era destinato a dissolversi entro breve.
A Giacomo subentrò presto il figlio, Giovanni Battista, che ereditò dal padre la passione per il luogo tanto che, dopo anni di trattative con l’autorità ecclesiastica trentina, nel 1868 riuscì a riscattare l’ospizio e i terreni annessi acquistandoli da Trento.
L’impegno finanziario del coraggioso imprenditore fu enorme: 40.000 fiorini, in parte in contanti e in parte garantiti con ipoteche.
Nel 1872, una volta terminati i lavori di ristrutturazione, Giovanni Battista aprì il suo nuovo Stabilimento Alpino, inaugurando così tra il generale scetticismo dei suoi contemporanei l’età moderna della località trentina.
Giovanni Battista Righi aveva grandi idee: fin da subito ospitò avvenimenti passati alla storia del Trentino. Nell’estate di quell’anno a Campiglio fu fondata la SAT, Società Alpina del Trentino, presto chiusa dalle autorità austriache per irredentismo ma subito rifondata come Società del Alpinisti Tridentini (oggi la più numerosa sezione del Club Alpino Italiano).
Seguendo l’esempio di altre affermate località termali del tempo, cercò di offrire un servizio di cura e soggiorno, procurando ai clienti quotidianamente l’acqua delle neanche troppo vicine fonti di Pejo e Rabbi.
Righi non era però profeta in patria. Troppo avanti rispetto ai suoi contemporanei con le sue idee non fu compreso, e la cosa gli causò enormi problemi. Per costruire la prima strada che collegò Campiglio al resto del mondo lottò contro tutto e tutti, andando incontro a enormi difficoltà. Nel 1877 lo Stabilimento bruciò, annientando in un momento anni di sforzi; nel 1882, a soli 52 anni, il padre della Campiglio moderna morì.
La strada del Righi
Oggi Campiglio è collegata a Pinzolo da due strade. Una, attualmente utilizzata, è la statale realizzata negli anni ’30; a pochi metri da questa, poco più in basso sullo stesso versante montano, scorre un’antica via. Fu realizzata tra il 1872 e il 1874, e rappresentò il primo collegamento moderno di Campiglio con il resto del mondo.
La storia di questa muta testimonianza dei tempi andati è significativa, per varie ragioni. Anzitutto, i 14 chilometri che la compongono furono costruiti in due soli anni (!). Fu realizzata da un solo privato, il Righi, che poté contare quasi esclusivamente sulle sue esigue forze finanziarie.
Per realizzare tale via, l’imprenditore chiese un contributo a tutti gli enti pubblici che avevano interessi nella conca di Campiglio: comuni e usi civici che utilizzavano i terreni circostanti per l’alpeggio e la fienagione, e che fino ad allora utilizzavano l’antica mulattiera esistente. Da tutti ottenne un rifiuto (eccezion fatta, in minima parte, per il comune di Pinzolo). Righi, una volta ultimati i lavori, chiuse perciò la “sua” strada; mise guardie armate a controllare il passaggio, chiedendo un pedaggio ai censiti di quegli enti che si erano rifiutati di concedere contributi. Ben presto (autunno 1876) scoppiarono incidenti, che richiesero l’intervento della pubblica autorità (il Capitanato Distrettuale di Tione).
All’albergatore fu imposto di lasciare libero il passaggio. Sei mesi dopo tali incidenti, il suo Stabilimento Alpino bruciò.
Nell’estate del 1882, proprio sulla sua via, Giovanni Battista Righi appoggiò il capo a un giovane larice. Non lo rialzò più.
Oggi, in sua memoria, nei pressi di quel larice si erge un capitello.






